Dal 16 Ottobre al 5 Novembre 2021 – PARALLEL VISION

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Dal 16 ottobre Arte Borgo Gallery ospiterà la nuova mostra dal titolo Parallel Visions inserita nella VI edizione di Rome Art Week. Lesley Bunch, Lidia Chaplin, Josine Dupont caratterizzano l’esposizione facendo dialogare armoniosamente elementi di espressione contemporanea. Parallel Visions condivide il complesso percorso di tre artiste di provenienza diversa in cui l’arte converge verso una ricerca comune di emozioni.

Visioni parallele in cui le differenze non sono in contrasto ma caratterizzano la definizione della singolarità delle opere come espressione inconscia di sentimenti, una sintesi tra i diversi equilibri frutto di costante ricerca interiore. Tre donne protagoniste interpretano ciascuna la propria peculiarità. Una mostra che mette a confronto la pittura contemporanea in grado di stimolare le varie tradizioni culturali.

Lesley Bunch vive e lavora a Londra. Il suo lavoro è stato esposto ampiamente nel Regno Unito, Europa, Asia, Sud America e Stati Uniti. Nata in Ohio, la sua infanzia è stata trascorsa nel Midwest. Ha vissuto a Tokyo per tre anni, dove ha sviluppato un interesse per l’arte e la cultura giapponese.
Lelsey analizza costantemente il tema assenza: presenza e nella mostra Parallel Visions propone le opere della serie “Shadow Sculpture” prendendo in prestito oggetti di fusione che sono investiti dalle emozioni, dalla memoria e dal senso di identità dei loro proprietari. Le storie dei prestatori influenzano la sua manipolazione dell’oggetto mentre compone un’ombra. Riprodotta e resa come scolpita nei suoi quadri, l’ombra diventa un’entità distaccata e autonoma, non più ancorata o sostitutiva del suo oggetto di proiezione. Si riduce a una forma inclassificabile, de-familiarizzata, che tuttavia è una manifestazione del suo scambio con il prestatore.

Lidia Chaplin è un’artista britannica con un background scientifico e giornalistico. In questa mostra Lidia presenta opere concettuali in cui considera l’uomo come un fenomeno senza limiti secondo il principio dell’infinito dell’Universo, cerca di andare oltre il concetto di “umano”, e brancola le possibili trasformazioni di una persona umana e del suo ambiente concomitante in un mondo immaginario che alla fine ha perso i suoi confini. Lidia si è ispirata ai libri di fantascienza del primo Novecento dello scrittore russo Alexander Belyaev, autore di racconti e romanzi, che prediceva molte scoperte che sono già diventate realtà, dalla creazione di una stazione spaziale a manipolazioni riuscite con l’essere umano genoma.

I lavori di Josine Dupont conducono l’osservatore in un tempo sospeso, dove le immagini sfumano nei contorni, creando atmosfere astrattamente rarefatte. Nell’impianto compositivo si svelano arcane armonie di segno e di colore, che sembrano rifarsi all’idea platonica della “mimesis”. Con un tratto rapido e leggero l’artista percorre lo spazio pittorico, dove appare la sintesi esplicativa di un processo di decostruzione e rivisitazione del reale. Josine Dupont mescola i pigmenti con maestria, sia quando attinge da una tavolozza ricca e variegata come in “Meditazione”, che quando indaga ombre e sfumature giocate sulle variazioni tonali come in “Morte dell’aragosta”. Il linguaggio pittorico dell’artista è intriso di una musicalità, fra i cui ritmi lo sguardo cerca di decifrare profili conosciuti, in un vortice emotivo che induce a percorrere sentieri di intima introspezione.

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